Referendum in Catalogna: la Guerra Civile si combatte sul WEB (Per ora)

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“La prima guerra mondiale via Internet è cominciata in Catalogna, dal momento che il popolo ed il governo lo usano per organizzare il referendum di domenica e l’intelligence spagnola blocca i link, occupa gli edifici di telecomunicazioni, censura migliaia di siti web (Julian assange – twitter 30/09/2017)”

Che Julian Assange sia un sostenitore del Referendum per l’autonomia della regione spagnola della Catalogna è fuori discussione. Il fondatore di Wikileaks è da giorni schieratissimo sull’argomento.

Chi scrive invece tifa Spagna unita. Si tratta di una precisazione utile a sgombrare il campo da qualsiasi ipotesi di simpatia politica per i separatisti, autonomisti o indipendentisti che dir si voglia e il loro referendum. Tuttavia, in questi giorni in Spagna sta accadendo qualcosa che merita la nostra attenzione:è in atto una prova generale di cosa ci aspetterebbe (si anche a noi), in uno scenario di crisi interna, in termini di limitazione della libertà di espressione. Meglio parlarne.

Da giorni le autorità spagnole stanno realizzando opere di repressione e censura su internet – al netto delle azioni di polizia tutt’ora in corso nella realtà fisica – che la legge Fiano o anche i peggiori sogni censori della Boldrini sembrano davvero delle barzellette al confronto.

In sintesi sta accadendo questo (in ordine sparso):

  • La Guardia Civil Spagnola nei giorni scorsi ha messo agli arresti per “sedizione” Pep Masoliver, Direttore della Fondazione PuntCat, organizzazione responsabile dell’assegnazione dei domini Internet catalani “.cat”.
  • La stessa Fondazione (che dal 2005 è stata autorizzata da Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), ente mondiale che assegna il diritto di gestire ed erogare i domini internet, ha subito perquisizioni e controlli ai computer poi sequestrati, da parte della Polizia.
  • Le autorità hanno oscurato almeno 4 siti .cat che informavano sul referendum, con un’ ingiunzione che si estende a tutti i siti con dominio .cat che contengono materiale sul referendum, che con intepretazione estensiva significa poter andare chiudere qualsiasi sito informativo che tratti del referendum. Sicuramente quelli che lo sostengono anche solo come linea editoriale.
  • Ad oggi, secondo fonti di stampa, almeno 140 pagine web sono state chiuse.
  • Il potenziale di siti web censurabile, secondo l’ultimo punto dell’ingiunzione di cui sopra è relativo a circa centomila domini .cat. L’intero ventaglio TLD assegnato alla Catalogna.

In Occidente siamo probabilmente di fronte al primo tentativo da parte di un Governo, di censurare in massa un intero spettro di domini internet, utilizzando metodi coercitivi inediti e inauditi nei confronti di un ente registrante legittimo e autorizzato dall’autorità mondiale preposta. 

Questo in un quadro di sconvolgimento sociale preoccupante in cui sta maturando la più grande contrapposizione tra popolo e autorità governative che si sia mai vista, almeno dalla caduta del Muro di Berlino ad oggi.

Una guerra civile combattuta su internet, per adesso, perchè la tensione, lo stato di polizia, le manifestazioni, i sommovimenti popolari in Catalogna non lasciano presagire nulla di buono. Ma perchè una guerra? Perchè in realtà non c’è la sola censura di governo da parte di Madrid, ma ci sono anche le reazioni degli oppositori a Barcellona.

Assange ad esempio cita le Cripto – Chat, probabilmente usate dagli organizzatori del referendum e dagli attivisti per sfuggire ai controlli di Guardia Civìl e Servizi Segreti spagnoli; ma ci sono anche atti di cyber guerrilla che potremmo definire ufficiali.

Le autorità regionali della Catalogna infatti, sarebbero ricorse ad espedienti anti censura e anti (presunti) hacker governativi, per trasferire i siti referendari su servizi funzionanti all’estero, fuori dalla giurisdizione spagnola, che sfruttano la tecnologia del Web Permanente, l’IPFS, un sistema a metà tra Torrent e BitCoin, usando domini internet speciali e volendo suggestivi come Referendum.ninja e soprattutto una connessione sicura.

Barricate digitali di una Cyber Civil Warfare. 

Intanto a Tallin i big dell’UE discutono di Cyber Security, ma dimenticano il diritto alla libertà di espressione. Ancora una volta l’Europa dei nuovi diritti non vede, non sente e non parla quando ad essere violato è un diritto fondamentale per la Libertà degli uomini, anche quando bisogna evitare una secessione e preservare l’integrità di una Nazione.

Viva la Spagna unita ok, ma Viva la Libertà. Sempre.

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